l'antimeridiano
...strumenti di riflessione, leggi, valuta, diffondi!

home               pagina facebook


Manifesto

losers, ovvero perdenti, sconfitti, falliti. Un’etichetta d’impatto poco gradevole. Eppure lasciamo che questa antipatica definizione ci rappresenti...

PerchÚ e come?

Stabiliamo prima di tutto che nessuno di noi si ritiene, alla lettera, un fallito; nessuno di noi, soprattutto, ritiene in genere di potersi arrogare il diritto di stabilire se qualcuno abbia fallito, tantomeno sul piano dell’esperienza personale, di vita. In altri termini: si pu˛ fallire un obiettivo, lungo il percorso; non essere perdenti e basta.

Cionostante, una societÓ sempre pi¨ competitiva e discriminante (quante volte ci hanno ripetuto, alla noia, che il mondo Ŕ cattivo?!) pone gli stessi veti di un gorilla all’ingresso di un locale di lusso: chi ha l’abito e chi no. Chi fa parte di un’Úlite e chi non ne Ŕ degno. Chi ha saputo adeguarsi alla malizia dei tempi si fa strada; chi non ce la fa Ŕ uno sconfitto. E, ovviamente, anche fuor di metafora, chi decide i parametri del successo Ŕ il proprietario del locale.

Ecco perchŔ la polemica che inneschiamo Ŕ a nostro avviso urgente, e va letta quale provocatorio sberleffo e resistenza nei confronti di una (dis)cultura imperante: quella in cui l’ignoranza Ŕ un pregio, perchŔ associata all’obbedienza.

L’icona del perdente Ŕ dunque ad oggi quanto mai attuale, necessario spauracchio, anzi, per una societÓ che impone di apparire vincenti anche a costo di imbrogliare, di emergere anche a scapito del vicino, di sorridere se si viene presi a calci perchÚ, si sa, troveremo poi una vittima su cui rivalerci. Chi si allontana dalla traccia diviene improduttivo, disutile, trascurabile. E l’unico vero benessere parrebbe quello assicurato da un conto in banca che per tanti, ahimŔ, inizia a farsi evanescente. L’assillo di una fantomatica crisi , poi, incattivisce e dirige l’asino, proverbialmente, lÓ dove vuole il padrone.

Omologazione, elogio dell’incultura, della bugia, dell’amoralitÓ spiccia e dell’arricchimento a ogni costo: sono solo alcuni tra i valori instillatici quotidianamente, con spaventosa coerenza, e chi non Ŕ “figlio di” o “amico di qualcuno” viene simpaticamente indirizzato verso uno dei tanti centri scommessa.

La qualifica di losers, che ci siamo appropriata con divertito orgoglio, non va dunque letta in chiave di titanismo o vittimismo gratuiti, tardo-adolescenziali. Abbiamo i piedi ben saldi a terra. Il nostro dichiararci perdenti Ŕ una lucida e fiera dichiarazione di non appartenenza. Noi non apparteniamo ad una societÓ che venera la truffa, che predica uguaglianza ma pratica discriminazione, che impoverisce e manipola. Una societÓ che dietro le sventolanti bandiere della democrazia e della libertÓ nasconde (neanche troppo accuratamente, a dire il vero) il disprezzo per l’Uomo, brandendo un Grande Occhio di Orwelliana memoria.

Chi Ŕ, dunque, oggi, il fallito? L’operaio quarantenne in cassa integrazione? Il laureato in lettere senza prospettive? Oppure l’imprenditore squalo che si trastulla con le paghe dei dipendenti come in delirante, reale Grande Monopoli? In realtÓ, agli occhi dei potenti, fallito (sic) Ŕ chiunque non accetti supinamente le ideologie (e gerarchie) propalate.

Quindi?

Riprendiamo un discorso interrotto e sforziamoci di attribuire il giusto peso alle parole nel caos della Babele contemporanea. Ricordiamo espressioni collettive: proviamo a capire che solo uniti si cresce e migliora.

Interessiamoci di musica, letteratura, filosofia, arte: mai come ora pare arrivata al cortocircuito finale l’opera di “lobotomizzazione” culturale perseguita con diabolica coerenza lungo gli ultimi trent’anni e forse pi¨; e la possibilitÓ di costruire nuove fondamenta non pu˛ prescindere da una rieducazione profonda, da una quotidiana responsabilizzazione di tutti noi. Crediamo ci sia un’abisso tra un semplice resistere (ergo non fare un passo indietro), spesso venato di menefreghismo, e il procedere (ergo fare un passo in avanti)…

Tale dunque la sostanza del nostro progetto: acquisire coscienza che il solo resistere non Ŕ sufficiente, e che ripartire comporta consapevolezza e partecipazione. Consapevolezza, anzitutto, che ogni nostro gesto o scelta pu˛ incidere realmente sulla societÓ, e ben pi¨ di quanto ci venga fatto credere.

L’utopia, naturalmente, Ŕ fornire e ricevere strumenti di riflessione anche su tematiche apparentemente lontane tra loro, ma che chiariscono la visione di societÓ e di paese di cui si parlava all’inizio e che vorremmo contribuire a creare.

E’ una diversa idea di societÓ, una differente visione del mondo e del futuro ci˛ che ci fa passare all’azione. Vogliamo dirci artefici del nostro destino e provare a immaginare un paese diverso dall’Italia respirata nei nostri primi trent’anni, senza per questo irrigidirci nella riproposizione di schemi o soluzioni trite e di maniera. Non vagheggiamo, in altri termini, la riesumazione modaiola di un ’68 ormai solo sterile marketing, ma l’organizzazione di un futuro che contempli seriamente soluzioni a problemi concreti: un futuro che ci appartenga davvero, non un “progetto” da contrattare.
Chi siamo

...siamo un gruppo di cittadini che giÓ da tempo si Ŕ attivato per cercare e diffondere idee alternative al pensiero unico dominante di questi tempi un p˛ in diversi campi.

Abbiamo capito che non sempre i media e dintorni ci dicono la veritÓ sulle questioni fondamentali della nostra societÓ.

E allo stesso tempo abbiamo anche capito che Ŕ inutile prendersela con la politica.

E' necessario impegnarsi in prima persona, a tutti i livelli, per portare avanti delle proposte e lavorare sodo per la loro attuazione.

Questo passa prima di tutto dal "riattivare" il libero pensare... un popolo di pensatori fotocopia non porterÓ mai a un mondo migliore. Il resto conta poco o nulla, anzi forse a volte Ŕ controproducente.

“l’antimeridiano” Ŕ uno spazio aperto, una agorÓ virtuale entro cui divulgare, ragionare e discutere, collegando tra loro movimenti e realtÓ complementari in questo scorcio di inizio millennio.

Tramite questo sito (www.djmayo.net) e la nostra pagina FB (facebook.com/lantimeridiano) segnaliamo link, notizie, approfondimenti di varia natura, questioni che ci interessanto e che vogliamo circolino tra le persone...

PerchŔ “antimeridiano”?

Chi mastica letteratura avrÓ colto il riferimento alla collana editoriale “di nicchia” della ISBN Edizioni (Gli Antimeridiani, appunto), che negli ultimi anni ha raccolto gli opera omnia di alcuni autori eccellenti (primissimo Luciano Bianciardi) ma negletti, colpevolmente, da altre pi¨ prestigiose collane (leggi: i Meridiani Mondadori). Un titolo di rottura, dunque, quanto evocativo, al punto da affascinare pure noi che, saviamente, non ci occupiamo di polemiche editoriali.

Antimeridiana, del resto, Ŕ detta in geografia astronomica la linea del cambiamento di data: l’impalpabile linea d’ombra preludente a un passaggio, a una metamorfosi che noi, fuor di metafora, auspichiamo.


sito web

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicitÓ. Non pu˛ pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n░ 62 del 07.03.2001; alcuni link, testi o immagini inserite in questo sito sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarcelo via email. Saranno immediatamente rimossi.
I titolari del presente sito non sono responsabili dei siti collegati tramite link nÚ del loro contenuto.